Una gara lunga 226 km….
In molti mi chiedono cosa m’abbia spinto a partecipare a questo tipo di gara…. Sinceramente un motivo non c’è, o meglio, non uno solo…. Ritengo sia come per ogni podista quando comincia a correre coltivando il sogno di portare a termine una maratona, così come un triatleta sogna un Ironman. Oltre a ciò resta ancora vivo in me il desiderio di spostare ancora una volta un limite che ancora avverto ( spesso si tratta più di barriere psicologiche che fisiche… ).
Ma mettiamo un po’ d’ordine, cominciamo con il dire in cosa consiste un Ironman, si tratta di una competizione multidisciplinare che si articola cronologicamente in 3800 m di nuoto, 180 Km in bicicletta, seguita da un bel 42,195 di corsa ( ed ecco la maratona di cui accennavo poc’anzi ). Io il mio sogno di correre la maratona l’ho realizzato a Venezia nel 2003, giunto al traguardo ero davvero distrutto, accusavo dolori in parti del corpo che non sapevo nemmeno di possedere, i miei piedi in quell’occasione rimasero orfani di ben nove unghie. Stavo così male da non percepire nemmeno più il dolore che tutto ciò comportava, eppure… Eppure il lunedì successivo la mia mente continuava a ripetermi obbiettivo non raggiunto, dovevo restare sotto le 3 ore ( per 30 km l’avevo sognato e forse anche qual cosina di più, ma niente da fare… ). Da quel giorno altre sono state le maratone corse, certo ho limato alcuni minuti ma la barriera delle 3 ore continua tutt’oggi a restare inviolata da me.
Si tratta quindi d’accettare i propri limiti? Assolutamente no!
Pratico sport da quando ne ho memoria, amo lo sport in tutte le sue forme, ammiro tutti coloro i quali compiono un gesto atletico, siano essi campioni o semplici amatori. Ma lo sport, per consentire di raggiungere risultati importanti, richiede disciplina… ecco perché non potrò mai essere un campione. Non conto nemmeno più gli sport che ho praticato o ancora pratico ed ancora più numerose sono le discipline che desidererei praticare, ma tocca pure di lavorare di tanto in tanto…
Detto che non sono, né mi sento, un “campione”, amo tuttavia confrontarmi con me stesso, portandomi al limite fisico e psicologico per fare i conti con i miei stessi limiti ( vi confesso che spesso si riesce a spostarli, basta crederci…). Poi quello che era non è già più.
L’Iron, rappresenta una bella sfida con se stessi, qui le distanze cominciano ad essere importanti anche considerando singolarmente le diverse discipline che lo compongono, la qual cosa ne accresce il mio interesse…
Ma veniamo agli allenamenti… In molti mi chiedono come ci si allena per questo tipo di gara. Potrei rispondere con percentuali tempi e sedute multiple, ma la verità è che proprio non lo so! Vado molto a sensazioni, di tanto in tanto qualche test per capire se ciò che faccio va bene o no. Il volume dei km percorsi e delle ore trascorse in bicicletta o con le scarpette ai piedi è considerevole, ad oggi, i km percorsi in questi ultimi mesi supera decisamente i 10000, la corsa a piedi ha comportato almeno un centinaio di km la settimana, riguardo al nuoto ammetto che l’ho trascurato parecchio ma conto di recuperare nei prossimi giorni. Per dare un’idea degli allenamenti fino a qui completati, il mio lungo in bicicletta è stato di 262 km, sulla cosa a piedi ho raggiunto i 40 km dopo averne percorsi 180 in bicicletta ( preparando le mie maratone non avevo mai superato i 37 km ). Tutti coloro abbiano concluso questa gara m’hanno consigliato di sbilanciare i miei allenamenti verso la bicicletta, quindi non potevo che muovermi in questa direzione. Capita raramente di sostenere una seduta d’allenamento in compagnia, d'altronde anche in gara pochi sono i momenti in cui si viene a contatto con gli altri partecipanti. Spesso le fatiche di questi allenamenti si evincono dal viso scavato da uno sforzo protratto nel tempo, dall’occhio sofferente di chi fa scorrere sangue e lattato in parti uguali nelle proprie vene o dalla curiosa colorazione a strane fasce che l’epidermide assume dopo i lunghi allenamenti. Tutto questo può apparire poco motivante, tuttavia allenamenti di questo tipo, con la loro cadenza ripetitiva ed incessante mi conducono a liberare la mente dai pensieri che possono turbarmi e la testa scevra da essi sembra aprirsi ad altre riflessioni, si trovano risposte a domande che albergano in se stessi e a volte si arriva a scelte anche importanti. Al termine degli allenamenti capita di osservare i segni che gli stessi hanno lasciato sul proprio corpo, la livrea della pelle multicolore, dovuta alla diversa esposizione al sole, gli occhi da panda, le vene gonfie dopo uno sforzo protratto nel tempo…ciò risulta aposematico di una preparazione molto partecipata. Tanti mesi d’allenamento ad inseguire un sogno che si chiama “Ironman” comporta comunque molte rinunce, tra cui quella di mancare a tutte le gare podistiche che in passato ho spesso corso. Ora a poco più di un mese dalla partenza dell’Elbaman, penso a quel giorno e sorrido… vada come vada io non potevo davvero darmi di più in questi allenamenti, il mio traguardo sarà completare la gara senza troppo pensare alle lancette del cronometro. La cosa curiosa è che una volta raggiunta la meta, ci si gira, la si osserva e si pensa a questa cosa che ho inseguito da anni e ciò che era non è più. Quel che è stato un obbiettivo da inseguire e raggiungere, all’improvviso è divenuto un punto di partenza per chissà quale altra avventura ( ad onor del vero io qualche idea che mi gira per la mente già ce l’avrei… ).
Come ultima cosa desidero esprimere la mia gratitudine a tutte quelle persone che hanno saputo sopportarmi negli allenamenti e a tutti coloro che hanno dovuto farsi carico delle mie assenze… mi avete aiutato a realizzare un sogno!
Mauro

